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Parco d’arte, Bolzano

Concorso per la realizzazione di un parco d’arte per il quartiere di Casanova, Bolzano

Concorso, 2012, QB Atelier

Progetto di rigenerazione di uno spazio aperto. Il progetto prevede la ridefinizione dello spazio pubblico compreso tra due edifici esistenti tramite la definizione di un margine attrezzato. Tale margine è concepito come un susseguirsi di “stanze pubbliche” che infrastrutturano nuovamente lo spazio pubblico e definiscono supporti per la vita quotidiana delle persone che vivono il quartiere.

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Alla richiesta del bando, il progetto risponde ampliando il quadro esigenziale progettuale e progettando non solo un parco d’arte ma un vero e proprio luogo pubblico.  Attraverso la ricerca di un nuovo equilibrio tra la componente emotiva e quella programmatica, l’arte-architettura diventa un dispositivo di legame tra il paesaggio, programma e persone.

Il progetto definisce un sistema di stanze emozionali che riproducono esternamente gli ambienti intimi del vivere domestico, riscoprendo un nuovo legame tra uomo e natura. Sono volumi semplici, forme pure decontestualizzate dagli ambiti di vita privata ed appoggiate sul bordo minerale, una pavimentazione rossa che accentua il legame vitale tra luogo e persone, delimitando al suo interno un tappeto verde. Il progetto nasce dall’interazione di tali elementi con il succedersi delle stagioni definendo spazi emozionali: proprio le emozioni permettono di creare un senso di appartenenza e di familiarità ad un luogo nelle persone che lo vivono.

L’intervento rilegge due aspetti determinanti del contesto: i confini sud e nord e la netta separazione tra permeabile e impermeabile. Partendo da tale lettura e con la volontà di lavorare sulle potenzialità dell’esistente, si definiscono due temi specifici: il bordo minerale e il tappeto naturale. Il primo accoglie quei luoghi che riproducono gli ambienti della casa, offrendo sensazioni diversificate in relazione alla luce, alle condizioni climatiche, al rapporto con il contesto. Il secondo definisce un vuoto modellato solo nella sua altimetria in relazione all’infrastruttura e alle visuali sul paesaggio, un vuoto percepito come indefinito, fluido, capace di accogliere l’espressione delle persone. Parafrasando Jean-Hubert Martin, in “Spazi atti”, il progetto vuole agire nello spazio urbano […] giocando sull’esistente” con l’obiettivo di creare luoghi pubblici domestici.

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